Expo 2015 non deve assegnare appalti alle società a rischio di infiltrazioni malavitose, partendo da quelle già indagate. L’appello è arrivato,  nei giorni scorsi, dal comitato No-Expo e dal centro sociale Sos Fornace di Rho, che hanno denunciato «infiltrazioni criminali nelle società subappaltatrici del primo cantiere di Expo 2015», quello per la rimozione delle interferenze dal sito espositivo.
LA LISTA DELLE AZIENDE E LA RICHIESTA DI CAPPATO. A portare alla luce la vicenda era stato, alcune settimane fa, Marco Cappato, consigliere comunale a Milano per i Radicali. A seguito di una sua richiesta, Expo 2015 gli aveva fornito la lista delle società subappaltatrici della CMC di Ravenna, vincitrice della gara. Cappato, come avevano specificato i vertici della società, aveva avuto accesso ai dati in quanto consigliere comunale; ma il consigliere radicale sosteneva la necessità di rendere pubblica la lista delle aziende, e per  questo si era rivolto anche al Garante della Privacy.
UN RIBASSO MOLTO CONSISTENTE. Alcuni giorni più tardi, il 14 maggio, la lista delle imprese subappaltatrici compare sul sito dei Radicali. «Dovrebbe essere una procedura normale, garantita dall’amministrazione comunale», ha dichiarato Cappato a Expo2015notizie.it. «Invece ho dovuto richiedere la documentazione in qualità di consigliere e poi inserirla sul sito del mio partito». «Mi sono incuriosito quando ho notato che la gara d’assegnazione era stata caratterizzata da un grosso ribasso. Magari è solo un caso, ma la trasparenza non è mai troppa».
Il bando a cui si fa riferimento è quello emesso il 3 agosto 2011, e assegnato il 20 ottobre dello stesso anno alla ditta CMC di Ravenna, con un’offerta di 58,536.915,7 milioni (oltre a 6,8 milioni per gli oneri di sicurezza), contro una base d’asta di 90 milioni: un ribasso pari al 42,83%.
DUE SUBAPPALTATRICI SU QUATTRO COINVOLTE IN INCHIESTE. A suscitare le polemiche, però, è stato il fatto che, come hanno denunciato il comitato No-Expo e il centro sociale Sos Fornace, almeno due delle quattro aziende subappaltatrici della Cmc risultano coinvolte a vario titolo in inchieste, per reati come corruzione e turbativa d’asta.
Secondo quanto denunciano le due associazioni, si tratta del Consorzio Stabile Litta, il cui vicepresidente, Nicola Di Rosario, risulta indagato insieme ad altri quattro imprenditori del settore florovivaistico per una tangente da 30mila euro al consigliere regionale del Pdl Giammario, per un appalto sul verde pubblico in Brianza.
Lo stesso dirigente del consorzio (che ha ottenuto l’appalto per realizzare un parco da 24mila metri quadri nell’area della Fiera di Rho-Pero) secondo la denuncia sarebbe anche accusato di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, per pilotare appalti insieme ad altri 18 imprenditori del settore.
Altra azienda citata nella denuncia è la Omegna Scavi di Scaramozza, che fa parte dell’ATI Elios, e risulta indagata per aver effettuato scavi e trasporto di rifiuti senza le necessarie autorizzazioni, in un cantiere in provincia di Verbania.
ESCLUDERE DAGLI APPALTI LE AZIENDE INDAGATE. Queste aziende, scrivono le associazioni nell’appello, «sono già indagate e questo sembra più che sufficiente per escluderle da qualunque tipo di appalto». Alcune delle 10 società subappaltatrici (sei sono riunite in un’associazione temporanea di imprese) «sono indagate in relazione all’assegnazione di appalti pubblici ottenuti mediante il pagamento di mazzette e tangenti», sostengono il comitato e il centro sociale, che si chiedono: «Se non vengono escluse società già indagate, che garanzie di controllo ci sono per quelle che indagate non sono, ma che rappresentano comunque gli interessi della criminalità organizzata?».
IL CODICE ETICO E IL PROTOCOLLO SULLA LEGALITÀ. Il riferimento è ai provvedimenti presi da Expo 2015 per contrastare i rischi di infiltrazioni mafiose negli appalti per l’Esposizione universale. Tra questi si ricorda il Codice Etico, approvato nel febbraio 2012, che disegna un quadro di regole e sanzioni molto stringenti per le imprese e gli stakeholders coinvolti; e soprattutto il Protocollo sulla Legalità, approvato, sempre lo scorso febbraio, alla presenza del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, per controllare tutti gli appalti connessi all’evento grazie alla tracciabilità dei flussi finanziari.
EXPO: SEGNALAZIONI DI COMPETENZA DELLA PREFETTURA. Sulla denuncia delle due associazioni, Expo 2015 al momento non prende alcuna posizione ufficiale. «Le segnalazioni di questo tipo sono di competenza della Prefettura», spiegano fonti della società. «Nel protocollo sono previste precise procedure, e noi le seguiamo». «Per quanto riguarda gli appalti, siamo andati oltre a quello che normalmente si fa, con la stesura di un protocollo molto impegnativo, che abbiamo fatto sottoscrivere anche ai sindacati e alle associazioni degli imprenditori: una gabbia che serve da filtro. Abbiamo obbligato anche le aziende appaltanti e subappaltanti a sottoscriverlo».
SALA: NON CI SONO ELEMENTI SUFFICIENTI PER INTERVENIRE. L’amministratore delegato Giuseppe Sala ha poi confermato: «C’è una base di verifiche definite con la prefettura, dopodiché il protocollo stesso parla di eventi che potrebbero verificarsi poi. È il caso di intendersi su cosa sono questi eventi: delle indagini in corso non sono un elemento sufficiente per intervenire».
«Abbiamo ricevuto le offerte della piastra, sono 9 Rti, quindi 40-50 aziende, e se dovessimo andare a verificare 40-50 aziende ce ne sarebbero parecchie con delle indagini in corso» , ha spiegato Sala. «La preoccupazione obiettivamente c’è sempre, ad oggi non ho segnali gravi però sono segnali, quindi manteniamo la massima attenzione».
Non è stato possibile, al momento, raggiungere per un commento la CMC di Ravenna.
CAPPATO: NECESSARIA MAGGIORE TRASPARENZA SUGLI APPALTI DI EXPO. La domanda di trasparenza resta comunque molto elevata. «Oltre alle misure antimafia e antiriciclaggio, è necessario promuovere maggiore trasparenza per rendere pubbliche tutte le informazioni su ditte e appalti dell’Expo», sostiene Cappato, secondo cui serve un vero e proprio database online, un portale che documenti, in tempo reale, ogni dettaglio riguardante appalti, bandi di gara, partecipanti, vincitori, forniture e subappalti. «È assurdo che per un evento internazionale di queste dimensioni non sia ancora stato previsto un sito web del genere». I pericoli sono molteplici e comprendono le possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, le tangenti, la corruzione e la qualità dei lavori. «Quella che ho segnalato è stata la prima gara bandita in vista dell’Expo. Siamo ancora in tempo per invertire la rotta».

23 maggio 2012