Prada, Versace e Feltrinelli in tandem per il restauro del monumento inaugurato nel 1867. Per i brand l'affitto sarà doppio.

La Galleria è stata interessata da un restauro negli anni '60 del Novecento che ha portato al rifacimento della pavimentazione al centro della quale lo stemma di Casa Savoia è realizzato a mosaico.

La Galleria è stata interessata da un restauro negli anni ’60 del Novecento che ha portato al rifacimento della pavimentazione al centro della quale lo stemma di Casa Savoia è realizzato a mosaico.

La Galleria Vittorio Emanuele, a pochi passi dal Duomo di Milano, si rifà il make-up grazie a un accordo tra privati. I mecenati del Salotto nel cuore della capitale del fashion italiana sono due griffe della moda, Prada e Versace, con la libreria Feltrinelli. Il restauro in vista di Expo 2015 sarà finanziato con il pagamento di un affitto doppio rispetto ai canoni attuali da parte dei tre brand ognnuno die quali presenti in galleria con i loro punti vendita. Il valore complessivo dei lavori è stato stimato nell’ordine dei tre milioni di euro e riguarderà la parte della galleria dove i tre soggetti avranno le proprie vetrine.
VERSACE SBARCA IN GALLERIA
L’operazione ufficializza l’arrivo del brand della Medusa, che prende il posto di Bernasconi e ottiene il via libera dopo un’attesa che dura da maggio, quando l’ingresso era stato bloccato in attesa di un accordo con l’ente pubblico in merito al canone di affitto degli spazi occupati in passato dal marchio dell’argenteria. Per ora, nulla si sa circa i tempi di apertura della boutique della società da 408 milioni di euro di fatturato consolidato 2012, che si aggiungerà a quella di via Montenapoleone e si focalizzerà sugli accessori. Come tutti gli esercizi commerciali aventi le vetrine aperte sulla Galleria, anche Versace dovrà avere rigorosamente le insegne delle vetrine uniformi con scritte oro su fondo nero. A questa regola in passato si è dovuto conformare anche il fast food McDonald’s.
UN MUSEO GRIFFATO PRADA
Rispettando una delibera del luglio 2012, i locatari verseranno al Comune di Milano il doppio dei canoni attuali. Per Versace, che andrà a occupare, con concessione in scadenza nel dicembre del 2020, ben 255 metri quadrati, si passerà da un canone annuo di 329.480 euro a 732.183 euro (+120%). Prada, che si stabilirà nelle due vetrine dell’attuale Ricordi media store, oggi in mano a Feltrinelli (accanto agli spazi già in mano al marchio inaugurati nel luglio 2013) e nel piano ammezzato corrispondente, verserà un canone di locazione di 928.930 euro annuali, più del doppio rispetto al canone attuale di Feltrinelli (428.756 euro). Se la libreria porterà un ingresso a propria insegna sulla Galleria (al marchio dell’editoria rimane una vetrina), Prada invece farà fare ingresso in Galleria al suo centro di formazione e al suo museo.
UN INTERVENTO DA 4,5 MILIONI ENTRO IL 2015
Gli studi preliminari dei progetti di riqualificazione sono previsti per gennaio 2014: «I privati devono partecipare alla ristrutturazione. Tra i nostri investimenti e quelli privati, la Galleria godrà di un intervento di 4,5 milioni complessivi per il 2015», hanno sottolineato gli assessori ai Lavori pubblici e al Demanio, rispettivamente Carmela Rozza e Daniela Benelli.
IL RESTAURO A 150 ANNI DALL’INIZIO DEI LAVORI
Nel 2015 ricorrono anche i 150 anni dall’inizio dei lavori per la costruzione della Galleria. Già nel 1859 si fece strada l’idea di un passaggio coperto che collegasse piazza Duomo a piazza della Scala: simile alla Galleria de Cristoforis, sempre a Milano a San Babila, ma più grande e più borghese, da dedicare magari al re che portò Milano a unificarsi al Regno d’Italia. La zona prescelta era quella a sinistra del Duomo, edificata con piccole costruzioni non consone all’immagine che la municipalità voleva dare alla piazza.
QUASI 200 ARCHITETTI PARTECIPARONO AL CONCORSO
Il comune indisse un concorso internazionale al quale parteciparono 176 architetti. Vinse Giuseppe Mengoni, il quale propose una lunga galleria attraversata da un braccio, con al centro dell’incrocio una grande “sala” ottagonale: la copertura prevedeva un’ossatura in ferro e il resto in vetro. Per i due ingressi principali, quelli del braccio più lungo, vennero progettati inoltre due grandi archi trionfali. I capitali necessari si trovarono costituendo una società in Inghilterra promettendo ricavi dalle proprietà in costruzione, la stessa che fabbricò l’ossatura in ferro e la spedì a Parigi per essere assemblata. Nel progetto originario la Galleria avrebbe dovuto essere più bassa: la volumetria degli edifici fu aumentata segretamente dalla società britannica che aveva pagato una tangente al sindaco Antonio Beretta.
L’INAUGURAZIONE NEL 1867
Nel 1865 iniziarono i lavori con la posa della prima pietra da parte di re Vittorio Emanuele II di Savoia e due anni più tardi si inaugurò la Galleria, anche se non completamente terminata. Quando questa società fallì, il Comune di Milano assunse la proprietà e continuò a fornire il capitale necessario. Circa dodici anni dopo finalmente il complesso fu terminato.
IL GIALLO SULLA MORTE DELL’ARCHITETTO
Giuseppe Mengoni, l’ideatore della Galleria, vi morì proprio precipitando dalla cupola durante un’ispezione il 30 dicembre 1877, anche se non mancò l’interpretazione che si trattasse di un suicidio, dovuto alle critiche espresse da più parti e alla delusione per la mancata presenza del re all’inaugurazione. Non si poteva sapere che tale assenza era dovuta alle gravi condizioni di salute di Vittorio Emanuele II, tenute segrete, e che il re sarebbe morto dopo pochi giorni.
IL SALOTTO DI MILANO
La galleria con i suoi caffè divenne ben presto il salotto di Milano e durante il 1914 ed i primi mesi del 1915, immediatamente precedenti l’entrata dell’Italia nella Prima guerra mondiale, fu sede di manifestazioni di interventisti e pacifisti, spesso culminanti in zuffe. Nel 1919 il 19enne anarchico Bruno Filippi morì dilaniato dalla sua bomba esplosa mentre entrava nel caffè Biffi, noto per essere frequentato dai ricchi milanesi, cercando di compiervi un attentato.
FULCRO DEL DIBATTITO POLITICO
Durante la seconda guerra mondiale la Galleria venne bombardata da aerei alleati. Per molti anni a partire dal secondo dopoguerra, la zona d’ingresso alla galleria verso piazza Duomo costituì un tradizionale punto di ritrovo. La presenza delle edicole e degli strilloni faceva infatti riunire capannelli di persone, soprattutto all’ora di uscita dei quotidiani del pomeriggio, di solito caratterizzati da forti titoli in prima su fatti di cronaca nazionale, avvenimenti politici o eventi sportivi. La consuetudine di ritrovarsi in galleria per discutere l’attualità cessò nel corso degli anni ’70, quando piazza Duomo divenne luogo di accese manifestazioni e di affollati comizi e, in generale, il clima del dibattito politico cittadino si fece più aspro.
LA TRADIZIONE PORTA FORTUNA
Alla Galleria è legata anche una tradizione secondo cui ruotare su se stessi stando col tallone del piede destro sui genitali del toro ritratto a mosaico entro lo stemma della città di Torino sul pavimento dell’Ottagono della galleria, porti fortuna. Questo rito scaramantico, ripetuto centinaia di volte al giorno dai passanti, principalmente turisti, usura velocemente l’immagine del toro che deve essere ripristinata frequentemente. In realtà l’antica tradizione milanese prevedeva di strisciare il piede sullo stemma soltanto la notte del 31 dicembre a mezzanotte.

27 dicembre 2013