Style43 ha incontrato il creatore delle cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi di Torino 2006 e di inaugurazione dello Juventus Stadium.

Marco Balich, 50 anni.

Marco Balich, 50 anni.

Trasparenza, sostenibilità, coinvolgimento. Sono le parole d’ordine dettate da Marco Balich per il nuovo Padiglione Italia che sorgerà al centro dell’Esposizione Universale di Milano (Expo) del 2015. Il “vivaio Italia”, così si chiamerà, non sarà un semplice contenitore, ma dovrà fare vivere un’esperienza unica al visitatore. Per questo progetto il creativo di Venezia, incantata città lagunare del Nord Italia, ha accettato la sfida di passare dall’altra parte della barricata. Infatti il suo mestiere è quello di realizzare grandi eventi spettacolari, ma per la prima volta ha accettato di realizzare il briefing e dettare le linee guida della gara a cui parteciperanno architetti da tutta Europa.
DAGLI U2 ALLE OLIMPIADI. Balich ha alle spalle una lunga esperienza che affonda le sue radici nell’organizzazione di concerti internazionali del calibro di Pink Floyd, U2, Eurythmics e Peter Gabriel. Se il suo nome oggi è sinonimo di eventi spettacolari è grazie anche alle Cerimonie di apertura e di chiusura dei XX Giochi Olimpici Invernali Torino 2006 premiati con due Emmy Awards, l’equivalente dell’Oscar nel cinema. Torino gli ha portato fortuna perché l’anno dopo ha realizzato l’evento per il lancio della nuova Fiat 500 e nel 2011 ha firmato l’inaugurazione dello Juventus Stadium. Tra le sue creazioni c’è: il bicentenario del Messico (2010), gli Europei di calcio 2012 in Polonia e Ucraina e nello stesso periodo la collaborazione per le Olimpiadi di Londra. Il prossimo appuntamento sono le cerimonie dei Giochi Olimpici di Rio, in Brasile. Ma bisognerà attendere il 2016.

DOMANDA. Da realizzatore a ispiratore, per la prima volta ha cambiato ruolo?
RISPOSTA. Sì, per me è stata una bella sfida. Ho sempre partecipato a gare per realizzare eventi spettacolari in grado di trasmettere emozioni. Questa volta tocca a me preparare il brief per gli altri.
D. Come si prepara un brief?
R. Si deve studiare moltissimo, bisogna conoscere bene la storia da cui si proviene per decidere che direzione dare al futuro. Inizialmente pensavo che realizzare l’evento fosse la cosa più complicata, con questa esperienza mi sono reso conto che stabilire le linee guida comporta una grande responsabilità perché sto già condizionando il lavoro degli architetti.
D. Che ruolo avrà il Padiglione Italia?
R. Sarà il cuore pulsante di Expo Milano 2015. Qui si terranno dalle visite dei capi di stato e di governo, si terranno le relazioni diplomatiche, ci saranno gli incontri tra invesitori. Sarà un’icona destinata a rimanere nel tempo, un dono dell’Esposizione Universale a Milano e all’Italia.
D. Lei come se lo immagina?
R. Non dovrà essere una struttura celebrativa. La trasparenza sarà la sua caratteristica principale e la tecnologia avrà un ruolo fondamentale per ottenere il nostro obiettivo: il coinvolgimento.
D. Qual è la filosofia che sta alla base del lavoro?
R. La parola chiave è vivaio. Uno spazio di crescita per i giovani talenti che proporranno il proprio saper fare all’interno dell’esposizione. L’elemento iconico è “l’albero della vita”: un ponte ideale tra la cultura alla coltura. Sarà intorno a questi due elementi che si dovranno organizzare proposte e soluzioni.
D. Quali sono le linee guida?
R. L’approccio progettuale ha 5 punti cardinali: trasparenza, energia, acqua, natura e tecnologia. I materiali suggeriti sono vetro, cristalli e ceramiche. In generale tutti i materiali fotosensibili che possono consentire a pareti trasparenti di trasformarsi in superfici di proiezione. L’edificio dovrà cambiare aspetto nel corso della giornata, come se fosse un organismo vivente, dialogando con l’ambiente circostante.
D. Ci sono delle opera a cui si è ispirato?
R. Il Crystal Palace, il padiglione trasparente progettato per l’Esposizione Universale di Londra del 1851.

Nella gallery di Style43 gli eventi curati da Marco Balich dal 2006 ad oggi.

 

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I fuochi d'artificio durante la cerimonia di chiusura dei XX Giochi Olimpici Invernali Torino 2006.

Lorenzo Morelli
26 novembre 2013