Un docufilm del regista Andrea Segre racconta il dietro le quinte dell'Esposizione milanese: tra cibo, impressioni ed eredità culturale.

2013_MADE_Porta-Est_East-Gate_AR_0011Un film per raccontare cosa ha rappresentato Expo Milano 2015 per il capoluogo lombardo e per l’Italia intera. Presentato al Museo interattivo del cinema di Milano, Expo sotto la superficie è il docufilm prodotto da CIR food per la regia di Andrea Segre. Nella pellicola il regista ha voluto offrire uno sguardo d’insieme sulla ricchezza che è sata alla base dell’Esposizione Universale: il cibo. «Consapevole di aver partecipato a un’esperienza non convenzionale, CIR food ha voluto produrne una testimonianza artistica, affidandola a un autore fra i più sensibili e capaci del panorama cinematografico, Andrea Segre», ha dichiarato all’agenzia di stampa Ansa Giuliano Gallini, Direttore Marketing di CIR food, durante la presentazione. Ecco alcune curiosità sul docufilm Expo sotto la superficie.

NON È PUBBLICITÀ
E il compito affidato a Segre non era nemmeno dei più facili. Ovvero raccontare, magari anche in modo critico, quelli che sono stati i sei mesi dell’Esposizione milanese. Non un film dallo «sguardo adorante», non uno spot pubblicitario. Ma quello che ha rappresentato effettivamente Expo Milano 2015 per chi l’ha visistato, vissuto, sperimentato e non solo. Ciò che è emerso è stato così il racconto del dietro le quinte. Uno sguardo d’insieme su quei valori sociali e culturali dell’alimentazione che sono stati i principi fondanti e fondamentali dell’Esposizione.

CIBO PROTAGONISTA
Ma subito sotto la superficie di Expo, quell’iniziale idea sterotipata di un grande circus mediatico, emergono i veri valori del cibo come strumento di educazione. Non solo alimentare, ma anche culturale. Perché dal docufilm di Segre emerge proprio questo aspetto fondamentale: il cibo è cultura e identità di un Paese.

IDEE A CONFRONTO
Un Paese che deve pensare a Expo non tanto come un punto d’arrivo ma, come sostiene il CIR food, piuttosto come un punto di partenza. «Innovazione, sostenibilità, accessibilità saranno le parole chiave del menu del futuro, con l’obiettivo di minimizzare lo spreco», hanno spiegato.

FATICA E DIGNITA
Riallacciandoci proprio al discorso del cibo come identità, o se si preferisce dell’identità del cibo, Expo sotto la superficie fa emergere anche il grande slancio che professionisti e volontari hanno messo in ogni singolo piatto servito durante i sei mesi d’Esposizione. «Quello che ho trovato a Expo erano persone che, nonostante la fatica, nel loro lavoro mettevano passione, attenzione e cura per il cibo che stavano servendo», ha spiegato Segre.

29 febbraio 2016